Rilanciare l’Europa per cambiarla: 10 priorità per un’Europa unita, democratica e solidale.

VERSO LE ELEZIONI EUROPEE 2019 – IL MOVIMENTO EUROPEO-ITALIA PROPONE “DIECI PRIORITÀ PER UN’EUROPA UNITA, DEMOCRATICA E SOLIDALE, COME STRUMENTO DI PACE IN UN MONDO GLOBALIZZATO”

Dotiamo l’Unione europea di una costituzione democratica
Dieci priorità per un’Europa unita, democratica e solidale, come strumento di pace in un mondo globalizzato.

I Paesi che hanno prima promosso e poi condiviso il processo di integrazione europea hanno contribuito a trasformare la maggior parte d’Europa da un continente di guerra ad un continente di pace grazie alla riconciliazione fra popoli divisi da secoli di conflitti, allo sviluppo della democrazia e alla difesa dei diritti
fondamentali.

In tal modo l’integrazione europea è diventata la dimensione ineludibile per governare le interdipendenze in un mondo globalizzato e per offrire opportunità inesistenti all’interno delle limitate dimensioni nazionali.
Al fine di consolidare e sviluppare il ruolo di pace dell’UE su scala planetaria e rafforzare contestualmente la sua dimensione democratica, le elezioni europee del 23-26 maggio devono essere l’occasione storica per compiere il passaggio verso un sistema federale che, solo, consente alle cittadine e ai cittadini europei di riacquistare una piena sovranità, difendere i loro interessi e contribuire alla costruzione di una società internazionale più equa e più giusta.

Per queste ragioni noi lanciamo un appello ad un’ampia partecipazione elettorale e sottoponiamo ai partiti europei le seguenti dieci priorità per la prossima legislatura europea:
1. Chiediamo ai partiti europei – e a quelli nazionali nei paesi dell’Eurozona e che hanno accettato di farne parte – di assumere nei loro programmi un preciso impegno per redigere nel nuovo Parlamento eletto la Costituzione di una futura Comunità federale che sia approvata attraverso un referendum pan-europeo, riprendendo così il cammino avviato nel 1984 dal primo Parlamento con il “progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea” (Progetto Spinelli).

2. Sottolineiamo che l’integrazione europea – nata per rispondere ai nazionalismi, al disprezzo della dignità umana, al razzismo, agli orrori dell’olocausto e dell’antisemitismo – è fondata per queste ragioni essenziali sui valori dello stato di diritto: la supremazia della legge, l’eguaglianza e la non-discriminazione, il pluralismo dell’informazione, la separazione dei poteri, i diritti fondamentali e i principi democratici, il pieno rispetto delle pari opportunità. In questo spirito
occorre rimuovere gli ostacoli che si oppongono al rispetto di questi valori, salvaguardare e valorizzare le diversità culturali nel quadro dell’assetto istituzionale di governi multilivello che caratterizza l’UE.

3. Sosteniamo la necessità e l’urgenza di politica europea per le migrazioni al fine di garantire il diritto di asilo, l’accoglienza e il rispetto della dignità di chi fugge dai conflitti, dalle persecuzioni e dai disastri ambientali e di altro tipo. Essa deve essere accompagnata da un sostegno europeo alle politiche di inclusione che obblighino tutti gli Stati membri e impegnino le città e le regioni perché la solidarietà si costruisce a partire dalle comunità locali. Occorre rinnovare e rafforzare
la cooperazione con l’Unione Africana e con la Lega Araba promuovendo un vero piano europeo di investimenti in collaborazione con le Agenzie specializzate delle Nazioni Unite, governare con misure e strumenti sovranazionali i flussi migratori, creando corridoi umanitari per i richiedenti asilo e adeguati canali legali di immigrazione legale.

4. Occorre fare dell’UE e della sua politica industriale, tecnologica, scientifica, agricola e di coesione territoriale un modello di trasformazione ecologica rendendola progressivamente indipendente dalle energie fossili, attuare pienamente gli obiettivi delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico al fine di realizzare l’Agenda 2030. È necessario affrontare nello stesso tempo i problemi della digitalizzazione e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel quadro della società 4.0, che potrebbero avere effetti devastanti se non affrontati in maniera consapevole anche in termini di nuovi modelli produttivi e di nuove regole fiscali.

5. Chiediamo che sia garantita la sicurezza esterna con una vera e propria politica estera unica europea, che comprenda anche la dimensione della difesa, un controllo effettivo europeo nella vendita degli armamenti da parte degli Stati membri e un’azione concordata per una riduzione reciproca, equilibrata delle forze militari e degli armamenti nel mondo, e che sia fondata su una sola voce dell’UE nelle sedi internazionali e sul voto a maggioranza nel Consiglio.

6. Sono necessarie politiche e misure europee per assicurare la sicurezza interna dei cittadini al fine di creare una dimensione europea nella lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e al terrorismo transnazionali, gettando le basi di un diritto penale europeo, rafforzando i poteri della Procura europea e creando un’Agenzia di intelligence comune nel pieno rispetto delle prerogative del PE e dei parlamenti nazionali.

7. È urgente adottare politiche e misure europee per superare gli strumenti economici e finanziari introdotti nell’UE dall’inizio della crisi, sradicare la povertà, ridurre le diseguaglianze fra generazioni e aree regionali con particolare riferimento alle aree interne svantaggiate per favorirne il progresso, creare un welfare europeo attraverso un piano europeo e un mercato unico europeo del lavoro nel quadro di un social compact riportando il lavoro al posto centrale nell’Unione europea. Occorre dare piena e vincolante attuazione ai principi del “pilastro sociale” adottato a Göteborg con strumenti normativi e politici e creare le condizioni di un rinnovato dialogo sociale come elemento caratterizzante della democrazia economica e come strumento per definire forme comuni di partecipazione dei lavoratori alle decisioni delle imprese.

8. È essenziale che l’UEM sia dotata di un vero e proprio governo politico ed economico e di un bilancio idoneo fondato su una capacità fiscale autonoma attraverso forme di imposizione europea incidendo principalmente sul CO2 e su consumi socialmente dannosi, superare la distinzione fra politica monetaria sovranazionale e politiche economiche e sociali largamente nazionali, rispettare il principio secondo cui l’Euro è la moneta di tutta l’UE e creare gli strumenti politici e finanziari per assicurare une prosperità condivisa. In questo quadro occorre rafforzare prioritariamente le tutele del mercato unico e dei consumatori, rinnovare e sviluppare una politica europea per la piccola e media imprenditoria facilitando in particolare quella giovanile e femminile, garantire l’autonomia dell’antitrust europeo e degli Antitrust nazionali. Occorre altresì adattare l’attuazione delle regole della concorrenza e sugli aiuti di Stato, che devono essere europei, alle nuove realtà dell’economia globale. In questo quadro, appare necessaria una riforma di questa politica per favorire quando opportuno e in settori
strategici la formazione di campioni europei.

9. Chiediamo che sia adottato un bilancio annuale dell’UE con proiezione quinquennale, fondato su una autonoma capacità di spesa e di prelievo fiscale senza aumentare la pressione fiscale sui cittadini europei. Sono necessarie nuove politiche e strumenti di indebitamento europeo per finanziare l’offerta di beni pubblici europei e investimenti di lunga durata, materiali e immateriali, di ricerca e di innovazione nell’ambito dello spazio europeo di ricerca, conversione ecologica dell’economia e sviluppo sostenibile. Nell’ambito dell’Unione fiscale e per finanziare il bilancio dell’UE occorre prevedere tasse sui profitti dei monopoli digitali e sulle transazioni finanziarie nonché forme di tassazione europea degli over the top combattendo nello stesso tempo l’evasione, l’elusione fiscale e il fenomeno dei paradisi fiscali.

10. Chiediamo una vera cittadinanza federale come parte della democrazia parlamentare rappresentativa e partecipativa europea, dotata di un comune nucleo di diritti individuali e collettivi, rafforzata dall’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali e alla Carta Sociale di Torino riveduta. Rendiamo obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado lo studio dell’educazione civica europea con particolare riferimento alla Carta dei Diritti, dei trattati e della futura costituzione europea, sviluppando un modello di scuola primaria e secondaria che valorizzi le identità comuni della civiltà europea insieme allo studio delle lingue. Chiediamo di introdurre lo studio di elementi essenziali di diritto europeo in tutte le facoltà universitarie e un effettivo diritto all’informazione europea mediante programmi radiotelevisivi di approfondimento e dibattito sulle politiche e le attività delle istituzioni europee.

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FIRMATARI
CONSIGLIO DI PRESIDENZA MOVIMENTO EUROPEO
ASSEMBLEA MOVIMENTO EUROPEO
ASSOCIAZIONI/ORGANIZZAZIONI:
ACLI – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani
AEDE – Associazione Europea degli Insegnanti
AGE – Associazione Giornalisti Europei
AICCRE – Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa
ANCL Catania Sponsor
ANDE – Associazione Nazionale Donne Elettrici
ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI
ASSOCIAZIONE PER L’EUROPA DI VENTOTENE
CAMBIAMO ROTTA ALL’EUROPA
CATTEDRA “ALTIERO SPINELLI” (Buenos Aires)
CIFE – Centro Italiano di Formazione Europea
CISL – Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
CITTADINANZATTIVA
Collegamento Italiano Lotta alla Povertà – EAPN Italia
DEMOCRACIA GLOBAL
DEMOCRACY INTERNATIONAL
EUROPA ECOLOGIA
EUROPE DIRECT TRENTINO
FEDERAZIONE DEI VERDI
FONDAZIONE BRUNO BUOZZI
FONDAZIONE PIETRO NENNI
GFE – Gioventù Federalista Europea
GFE Firenze
ISESP – Istituto Superiore Europeo di Studi Politici – CDE Catania
ITALIA IN COMUNE – FELTRE (BL)
ITALIA IN COMUNE – SICILIA
LA NUOVA EUROPA
MANIFESTE CONTINENTAL – POUR UNE RÉPUBLIQUE D’EUROPE
MFE Firenze
MFE Ravenna
MFE Taranto
MFE Viterbo
PIÙ EUROPA
PIÙ EUROPA – PROVINCIA GRANADA
RADICALI ITALIANI
SindNova
SUMMER SCHOOL NUORO
HANNO CONDIVISO:
ALDECOA LUZÁRRAGA Francisco

BARABÁS Miklós
BARTHALAY Bernard
BRAUD Maurice
CARNERO Carlos
GENN Dan
GUÉROT Ulrike
IGLESIAS Fernando A.
LATTMANN Tamás
MORITZ Hervé
SEBE Mihai
SHIKOVA Ingrid
TOULEMON Robert
ZICHY Michael
HANNO CONDIVISO INOLTRE:
A. CHABIB Abramo
ALEIFERIS Dimitris
AMBLARD Patrick
BALLANGÉ Alienor
BESSIÈRES Yves
BOURGUIGNON François
COSTANTINESCU Virginia
DELIÈGE Denise
DRAGOS Alexandra
GIRAUD Jean-Guy
GOGOU Dafni
GRAHN Ralf
HAEGGMAN Johan
HUART Patrick
KURAS Wioletta
LA ROSA José
MARHOLD Hartmut
ORSAT Noël
OSTEN Peter
PAULUS Giedrius
ROTH Ankelo
SANDI Paulina
SHACKLETON Michael
STASSEN Nicolas
STRAMARE Raymond-Roger – Sindaco di Saint Alban (Regione Occitania)
VANCIC Daniela
VEGA Jose Manuel
HANNO CONDIVISO:
ARMAO Gaetano
BALZANI Roberto
BARBERA Guido
BENTIVOGLI Marco
BIANCO Enzo

BOLDRINI Laura
CACCIARI Massimo
CAFEO Giovanni
CAMUSSO Susanna
CAPPATO Marco
CASTAGNETTI Pierluigi
CHIAMPARINO Sergio
COSTA Silvia
DELLA VEDOVA Benedetto
FEDELI Valeria
GARAVINI Laura
MARTINELLI Alberto
MORGANO Luigi
NENCINI Riccardo – PSI
ONIDA Fabrizio
PADOAN Pietro Carlo
PATRONI GRIFFI Andrea
RIDOLA Paolo
SACCONI Guido
SALVATO Elias Carlo
SANTOMAURO Gerardo – Sindaco di Ventotene (LT)
TESAURO Giuseppe
URBINATI Nadia
HANNO CONDIVISO INOLTRE:
ABDALLAT Anwar
ACCORSI Maria Grazia
ADAMI Massimiliano
ALAIMO Maria Santa
ALBEROTANZA Roberta
ALESE Diletta
ALLEGRI Maria Romana
AMADEI Luca
AMADIO Flora
AMOROSO Domenico – Sindaco di Polia (VV)
ANDRELLI Ermelinda
ANGHELE Luca
ARCURI Jordan
ARGENTIERI Francesco
ARGENTIERI Raffaella
ARGIRÒ Lorenzo
ARIEMMA Angelo
ASSI Loris
ATTINA’ Fulvio
BABETTA Marianna
BABETTO Mariano
BACCI Samuele
BADIALI Matteo
BAGHINI Nicole

BALLERIN Michele
BANDINI Arturo
BARBATO RICCI Anna Maria
BARTALONI Luca
BARTOLI Massimo
BARUCCO Aldo
BASILE Elisabetta
BELLISARIO Giovanni
BELOTTI Marcello
BELTRAMI Sara
BENUCCI Tiziana
BERLINGO’ Salvatore
BERNARDI Nicoletta
BETTI Stefania
BEVILACQUA Stefania
BINDI Federiga
BISCI Carlo
BIZI Rodolfo
BLASI Barbara
BOCCI Claudio
BOTTA Rosa
BRONZINI Giuseppe
BUDUSAN Marcela
BULGARELLI Giorgio
BUZZETTO Loredana
CAFARO Susanna
CAGIANO DE AZEVEDO Raimondo
CAIATI Gabriele
CAIAZZI Giuseppe
CALABRESE Giuseppe
CALDARINI Ninni
CALOISI Ines
CALVARESE claudia
CAMMELLI Marco
CANEVARI Claudia
CANNONE Paola
CANU Pio
CAPECE Anna
CARDUCCI Massimo
CARIANI Italo
CARLOTTI Paolo
CARMEL Elisabetta
CARPIGNANO Rodolfo
CARROCCIA Anna
CARUSO Pietro
CARUSO Raul
CASTELLANO Adriana
CASTELNUOVO Renzo
CATTAFI Giuseppe

CATTARI Massimina
CAVALLARIN Marco
CAVALLI Alessandro
CAZZANIGA Giuseppina
CAZZUFFI Maria Chiara
CECIARINI Sandra
CELERI Carla
CENZON Marina
CERNECA Livio
CERQUIGLINI Vincenzo
CESTAROLO DE BATTISTI Maria Elvira
CHELI Enzo
CIANCIO Adriana
CLOZZA Daniela
COLACINO Nicola
COLETTA Damiano – Sindaco di Latina
CONSOLI Angelo
CONTALDI Carla
CORRITORE Donato
CORTESELLI Walter
COSI Adriana
COSSU Maria Teresa
COSTANZO Monica
COZZI Terenzio
CROCE Roberta
CUOZZO Simone
CURZI Federica
D’ALVIANO Nicola
D’ACQUANO Sara
DAL MASO Paolo
DASTOLI Irene
DASTOLI Sara
DATTILO Rossana
DE ANGELIS Carlo
DE BERNART Maura
DE CARLI Elia
DE PASCALE Michele – Sindaco di Ravenna
DE RENTIS Daniela
DEL MASO Paolo
DEL SARTO Tusnella
DEL VASTO Giovanna
DELL’AQUILA Luigi
DI BELLA Maria Teresa
DI GAETANO Nathalie
DI GIOVANNI Mariella
DI MAIO Claudio
DI MAJO Luca
DI PIANO Serafino
ESPOSITO Lello

ESPOSITO Pietro
FACCHINETTI Terenzio
FAINA Daniela
FARINA Giuseppe
FARINELLI Giorgio
FERLINI Simona
FERRARESE Gianni
FILIPPESCHI Marco
FIORE Roberta
FIORILLO Michele
FLACCO Antonio
FLORIO Domenico
FONTANA RAVA Gian Pietro
FORMIGONI Guido
FRAGOLA Massimo
FRANAS Lidia
FREDIANI Carlo Maria
GALLETTI MARSALA Antonella
GALLORINI Angela
GALLUZZO Idea
GAMBINO Silvio
GAMMARELLI Filippo
GARITO Maria Amata
GATTI Emanuele
GELOSI Carlo
GENOVESE Renato
GERBASI Giampaolo
GHIO Davide
GIANNACCARI Grazia
GIORDANO Luigi
GIORGIO Paolo
GIRFATTI Antonia
GIU Carlo
GOLDONI Barbara
GOTTARDI Donata Maria Assunta
GRANDI Elena
GRANELLO Vittorio
GRECU Nadia
GRIMAUDO Maria
GRISAFI Barbara
GROSSI Assunta
GUDERZO Giulio
GUDERZO Massimiliano
GUERRA Alessandro
GUGLIELMELLI Valentina
IACOP Franco
IAZZETTA Antonella
IERANÒ Antonio
IEZZI Ugo

ILLUMINATI Paolo
ITTA Alessandro
LAGONA Tania
LANZA Antonio
LEONCAVALLO Michele
LEONE Mario
LEONE Massimo
LEONI Loretta
LEVI Guido
LIBERATI Emiliano
LIBERATORE Daniele
LO VECCHIO Amelia
LOCCI Elena
LONGO Francesca
LOPARDO Gianluigi
LOSCRI Maria
LUNGHI MAZZOLA Claudio
MAMI Massimo
MANGHISI Maddalena
MANGIAFICO Angela
MANNA Alessandro
MANNELLO CONGIU Matteo
MANTEGAZZA Velia
MAONE Gabriele
MARANGONI Edoardo
MARCHIONNI Francesco
MARSICO Mario
MARSOLO Vincenzo
MARTINO Antonio Anselmo
MARTINY Federica
MASCETTI Umberto
MASSARO Raffaele
MASTRANTONIO Paolo
MASTRONUNZIO Simona
MATTIATO Alessandro
MATTIELLO Davide
MAURIELLO Alessandro
MAZZE Grazia
MAZZILLO Michelangelo
MELIS Carlo
MELODIA Andrea
MESSINA Costanza
META Fabrizio
MICHELINI Gualtiero
MIGGIANO Vincenzo
MIHAELA Cristina
MINNETTI Massimo
MIRABELLA Chiara
MISURACA Gianluca

MONACO Marco
MONTERO Maximiliano
MORANDI Marco
MORELLI Margherita
MORINI Angelo
MORNATA Mario
MUZI FALCONI Marion
MYRTA Elizabeth
NADALUTTI Marco
NEIVILLER Francesca
ODASIO Tifi
OLIVIERIMaurizio
ORITI Franco
ORSINGHER Giancarlo
ORSINI Anna
PAGANI Elio
PAGANO Nino
PANZARELLA Mario
PAPPALARDO Fabio
PARAVANO Valentina
PARISI Nicoletta
PASQUINUCCI Daniele
PATANIA Luigi
PATTAVINA Valentina
PELLEGRINI Vincenzo
PERA Costanza
PEZZI Marcello
PICCINNO Marco
PICCIOLINI Fabio
PICCONE Valeria
PIERANTONELLI Luisa
PIGOZZO Francesco
PIOLI Alessandro
PISA Luke
PISANO Omar
PISCHEDDA Assunta
PIZZI Paolo
POLLASTRINI Luigi
PORCHIA Gianfranco
PORCU Valentina
PRAUSSELLO Franco
PUGGIONI Giovanna
PUGLISI Cristina Sonia
PURIFICATO Massimo
PUTOTO Sebastiano
PUZZOLO Virginia
QUARANTA Antonio
QUARTA Salvatore
REDA Veronic

REGALIA Matteo
REMONDINI Marcello
RINOLDI Dino Guido
RIZZO Alfredo
ROGNONI Maria Stella
ROLANDO Stefano
RONCARA’ Matteo
RONZITTI Cristina
ROSSI Sebastiano
RUMMO Rosanna
RUSSO Pina
RUSSO Zelda
RUTIGLIANO Maria
SABATTINI Gianfranco
SACCÀ Pasquale Lino
SAETTA Pasquale
SANTORO Francesca
SANTORO Pierluca
SANVIDO Silvana
SAPUTO Giulio
SAVINO Lidia
SCAGLIONE Elio
SCHIAVONE Angelo
SCHIPANI Stefania
SCOMPARIN Pietro
SCORDINO Raffaella
SCUTO Silvio
SECONDIN Gioacchino
SELLAROLI Giovanna
SELVAGGI Rosina
SFORZA Alessandro
SIMARI Andrea
SOMMA Luigi
SORRENTINO Giorgia
SPERANZA Giuseppe
SPINACI Stefano
STIVAL Franca
SUSTA Gianluca
TAGLIAMONTE Rosa
TAGLIANI Elena
TELESCA Vito Leonardo
TERRACCIANO Marco
TERRACCIANO Pasquale
TIOZZO PAGIO Romano
TORINO Raffaele
TRANQUILLI LEALI Maria Ludovica
VAGLIO Marzio
VALENTE Angela
VALGUARNERA Nicola

VALLINOTO Nicola
VARRIALE Stefano
VASSALLO Francesco – Sindaco di Bollate (MI)
VECCHIONE GRUEBER Sabina
VENZANO Ignazio
VILLANI LUBELLI Ubaldo
VISONE Tommaso
VITALE Ester
VITALINO Luigi
VIVIANO Matteo
VOCCA Ginella
WENDY Guendalina
ZACCARO Giorgio
ZADRO Rossella
ZAMBONI Luciana
ZAMPA Sandra
ZANE Massimiliano
ZANETTI Franco Cesare
ZANIBONI Eugenio
ZANLORENZI Silvia
ZARRI Massimiliano
ZARROLI Emma
ZATTA Adis
ZATTRA Maria
ZECCHI Graziella
ZUANAZZI Mario
ZUNINO Alessandro


Cop 23 a Bonn, l’intervista di Roberto Della Seta al Corriere della Sera

E’ in corso la ventitreesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 23) a Bonn, in Germania, dal 6 al 17 novembre.

Si tratta della prima organizzata dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler uscire dall’Accordo di Parigi, intesa raggiunta da 195 nazioni al termine della Cop 21, nel dicembre del 2015.l principale obiettivo della Cop 23 – ospitata per ragioni logistiche da una nazione europea ma la cui presidenza è affidata alle Isole Fiji, tra le nazioni più vulnerabili al mondo di fronte ai cambiamenti climatici – è proprio quello di tradurre in azioni concrete gli obiettivi contenuti nel documento siglato in Francia due anni fa.

Presente all’interno della delegazione italiana il presidente della Fondazione Europa Ecologia, Roberto Della Seta, intervistato dal Corriere della Sera.

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Mobilità sostenibile: un tema da mettere all’ordine del giorno – Intervista ad Anna Donati

Intervista ad Anna Donati su ArpatNews, alla vigilia dell’appuntamento “Verso gli Stati Generali Mobilità Nuova: 15-16 Settembre a Pesaro”

Intervista ad Anna Donati, ambientalista, esperta di mobilità sostenibile ed infrastrutture di trasporto

 Il tema della mobilità sostenibile è strettamente intrecciato con quello dell’ambiente e della riduzione dell’inquinamento atmosferico. Arpatnews ha più volte trattato l’argomento, a proposito di trammobilità ciclabileveicoli elettricipiani per la mobilità sostenibile (PUMS), mobilità pedonalemobilità condivisa, ecc.

Per approfondire alcuni aspetti abbiamo posto alcune domande ad Anna Donati, ambientalista, esperta di mobilità sostenibile ed infrastrutture di trasporto.


Anna Donati collabora con il Gruppo Mobilità Sostenibile Kyoto Club ed ha scritto, insieme a Francesco Petracchini, il libro “Muoversi in città. Idee ed esperienze per la mobilità nuova in Italia”, Edizioni Ambiente, collana Kyoto Books 2015. Presiede il Comitato Scientifico della Rete Mobilità Nuova e collabora con la nuova Alleanza per la Mobilità Dolce. Ha lavorato al WWF Italia come responsabile trasporti e come Direttore Generale di ACAM. È stata Assessore alla Mobilità del Comune di Bologna negli anni ’90 ed Assessore alla mobilità ed infrastrutture del Comune di Napoli nel 2011-13. Eletta in Parlamento, si è occupata di mobilità urbana, dei servizi per i pendolari e di infrastrutture di trasporto. Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie dello Stato. Insieme al tema mobilità e trasporti è interessata alle politiche territoriali ed alle città, alla pianificazione e valutazione ambientale, nonché al tema delle regole e procedure legate al nuovo Codice degli Appalti.


Il prossimo 15 e 16 settembre si svolge un importante evento promosso dalla “Rete Mobilità Nuova”. Vuole dirci le caratteristiche e le finalità di questa rete?

L’iniziativa Verso gli Stati Generali della Mobilità Nuova, dal titolo “Muovere le idee per muovere le persone”, è promossa da numerose associazioni ed istituti che agiscono sui temi della mobilità sostenibile, tra cui Legambiente, Isfort, Kyoto Club, Euromobility, Fondazione per lo sviluppo Sostenibile, Ambiente Italia, Alleanza Mobilità Dolce.

Gli Stati Generali della mobilità nuova sono un evento per sensibilizzare le amministrazioni, mettere in comune le esperienze delle città, formare il volontariato, responsabilizzare le aziende, promuovere nuove professionalità e mobilitare tutte le associazioni per cambiare il modello di mobilità del nostro Paese. L’obiettivo è quello di mettere in rete e far pesare un punto di vista innovativo per chiedere ai decisori di cambiare strada e indurre la cultura del cambiamento tra i cittadini/e nel campo della mobilità.

Alla fine degli anni ottanta, inizio degli anni novanta, si affermò che era necessaria una cura del ferro per le nostre città, anche al fine di affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico. La legge 211/92 stanziò importanti risorse per la realizzazione di tranvie e metropolitane. A distanza di 25 anni vuole farci un bilancio della situazione?

La legge 211/92 pur con i suoi limiti ha dato qualche buon frutto come l’apertura di circa 70 km di nuove reti tramviarie in una decina di città italiane, la realizzazione di 40 km di reti metropolitane, gli investimenti su diverse ferrovie locali trasformate in servizi ferroviari metropolitani ed urbani.

Ma da una decina di anni la legge non è stata più rifinanziata perché è prevalsa la logica delle “grandi opere” e molto meno è stato dedicato alle città e quindi alle prime linee tramviarie, per esempio, non sono seguiti investimenti per altre reti connesse ed integrate. Inoltre le procedure molto centralizzate e burocratiche della norma ed il deficit strutturale di servizi per il trasporto rapido di massa su ferro esistente in Italia avrebbe dovuto indurre a fare molto di più per le nostre città e la mobilità sostenibile.

Nello stesso periodo in Francia sono state realizzate linee tranviarie in 26 città per oltre 700km. Come mai così tanta differenza?

Perchè in Italia le città e la mobilità urbana non sono state mai considerate dalla maggioranza dei decisori politici una tema in cima all’agenda di lavoro, nonostante che il 46% degli spostamenti di ogni giorno dei cittadini non siano più lunghi di 5 km. Solo ogni tanto quando vi è una amministrazione illuminata o quando le città continuano a superare i limiti per la qualità dell’aria si ritorna a parlare di reti tramviarie e di investimenti da fare. A questo si aggiunga il taglio ai contratti di servizio attuato dal 2010 ed il blocco per investimenti ed il patto di stabilità che hanno fatto il resto.

Solo di recente con il Ministro Delrio è stata riproposta una strategia per gli investimenti e nuovi veicoli sulle reti urbane ma ancora le reti metropolitane assorbono il 90% delle risorse: serve invece un disegno esteso e di lungo periodo per le città medie italiane basato su reti tramviarie, BRT e filobus.

Un’altra componente della mobilità sostenibile è l’uso della bicicletta per muoversi nelle città. Cosa è stato fatto in questi anni e cosa c’è da fare?

Anche su questo tema qualcosa si è mosso con gli investimenti per la mobilità ciclabile urbana e le ciclovie nazionali previsti dalle due ultime leggi finanziarie 2006 e 2017.

Ma la legge per la mobilità ciclistica – nonostante il grande impegno dell’on. Gandolfi – ancora non riesce a vedere la luce nemmeno in una ramo del Parlamento, cosi come è bloccato da due anni e mezzo al Senato, dopo l’approvazione della Camera, il nuovo Codice della Strada forse perché troppo innovativo e non più “autocentrico” come quello attuale.

Va detto che nonostante questi ritardi e blocchi, in Italia c’è una certa effervescenza intorno alla bicicletta, nel campo del cicloturismo e della mobilità dolce per esempio, o nelle città medie come Bolzano, Ferrara, Pesaro, Reggio Emilia che ormai hanno un 30% di cittadini che si muovono ogni giorno sulle due ruote. Ma nelle grandi città siamo indietro, solo Bologna ha circa un 10% degli spostamenti in bicicletta. Anche su questi temi faremo il punto a Pesaro (PROGRAMMA) e lanceremo proposte e richieste di impegni ai decisori ed alle istituzioni.

Un altro filone di interesse è costituito dallo sviluppo di veicoli elettrici, pensa che sia una strada possibile ed auspicabile?

Lo sviluppo dei veicoli elettrici è auspicabile e serve una politica coerente anche di tipo industriale per espanderla, che metta insieme energie rinnovabili, punti di ricarica e nuovi veicoli.  Ma da sola non basterà se non è accompagnata ad una strategia di riduzione dell’indice di motorizzazione, che punti allo sviluppo dei veicoli in condivisione con la sharing mobility.

È un ambito molto interessante, queste nuove forme di servizio legate alle nuove tecnologie ed i giovani sono molto più interessati ad utilizzare un veicolo quando serve piuttosto che averne uno di proprietà: sul piano culturale è una svolta importante rispetto alle generazioni precedenti ma anche queste innovazioni devono stare dentro una strategia integrata con il trasporto collettivo, la bicicletta e la pedonalità.

Infine non va dimenticato che anche i vecchi autobus devono essere sostituiti con veicoli puliti e la questione elettrica non deve riguardare solo i veicoli privati ma anche biciclette, motoveicoli ed autobus.

Anche i temi delle zone a traffico limitato, delle aree da pedonalizzare, delle limitazioni per la sosta, dei ticket di ingresso alle città, ecc. sembra che non siano più nelle agende delle nostre città. Su questo ha qualcosa da dire?

A dire il vero qua e là proseguono ancora diversi provvedimenti in corso di attuazione: penso a Palermo che ha istituito di recente la Zona a Traffico Limitato (dopo grandi polemiche e ricorsi) ed ora deve rendere operativi i varchi telematici, che insieme alla nuova rete tramviaria stanno migliorando la situazione del traffico e della congestione. O la discussione in corso a Torino dove la nuova sindaca Appendino ha proposto di estendere la ZTL a tutta la giornata superando i limiti attuali. O anche a Firenze con una ZTL più estesa negli orari dal venerdì alla domenica per contrastare l’assalto in auto della movida.

Ma senza dubbio le città fanno molta fatica ad andare avanti ed occuparsi soprattutto delle prime periferie e dei quartieri che hanno bisogno di reti del trasporto collettivo, di progetti di riqualificazione urbana che mettano insieme percorsi del TPL, ciclopedonali, verde, illuminazione e ridisegno degli spazi urbani con interventi di moderazione del traffico. Ormai è l’area vasta e le periferie l’orizzonte su cui impostare le nuove strategie dei PUMS, i piani Urbani della Mobilita Sostenibile derivate dalle linee guida europee improntate all’insegna di partecipazione, condivisione ed innovazione. Alla due giorni di Pesaro metteremo a fuoco anche questi temi, partendo dalle esperienze delle città e dalle loro difficolta di agire, verificando le nuove regole per i PUMS in arrivo dal MIT per le città.

Oggi, su questi temi, in definitiva, cosa andrebbe chiesto a chi governa il Paese, le regioni e le città?

Prima di tutto di mettere nell’agenda di governo nazionale, delle regioni e delle città, il tema della mobilità sostenibile, perché fino ad ora è avvenuto di rado ed in modo discontinuo.

Poi di riconoscere che le città metropolitane e le città medie italiane sono il luogo di azione privilegiato a cui destinare risorse, idee, innovazioni, regole, investimenti su reti e mezzi per la mobilità sostenibile al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini, la coesione sociale e l’accessibilità.

L’adozione dei PUMS di cui siamo in attesa delle regole ministeriali, la rapida approvazione della legge per la mobilità ciclistica ed il nuovo codice della strada sono strumenti essenziali per il governo della mobilità che il Parlamento deve varare, gli investimenti delle reti tramviarie, filobus e BTR per le città medie come una piano strategico nazionale, l’attuazione della recente legge per le ferrovie turistiche e per la realizzazione delle ciclovie, di recente approvazione.

A questo si aggiungano regole incentivanti per la sharing mobility, integrata con il veicolo elettrico, l’innovazione tecnologica ed il trasporto collettivo, come strumenti congiunti di offerta di servizi innovativi all’utenza.

In questi 25 anni molte azioni sono state attuate nel cuore della città ed hanno funzionato ma il lavoro da fare sull’area vasta per muovere i cittadini e le merci in senso sostenibile è davvero intenso e tutto da realizzare. Rete per la Mobilità Nuova con la due giorni di Pesaro vuole contribuire a questo cambiamento.

Dal 16 al 22 settembre è la settimana europea della mobilità sostenibile


Perché disinvestire… dall’ENI: l’espansione di un vecchio e sporco modello di business con il solido sostegno del Governo

Nello stesso giorno in cui il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato il ritiro del proprio Paese dall’Accordo sul clima di Parigi, tre capi di governo europei rilasciarono una dichiarazione criticando pesantemente Trump ed esprimendo il loro sostegno all’Accordo di Parigi: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni.

Mentre è ovviamente giusto criticare la decisione di Trump, si cela tuttavia una certa ipocrisia dietro il fatto che questi tre leader hanno assunto le vesti di campioni della lotta  ai cambiamenti climatici.

Tra di loro il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni: lo Stato italiano possiede un terzo dell’ENI, la più grande azienda italiana e uno dei più grandi produttori di CO2 al mondo, essendo la quarta compagnia petrolifera europea più grande in termini di riserve di petrolio e di gas.

Così, mentre critica duramente Trump per le sue politiche climatiche, il Governo italiano è al contempo responsabile di una delle più grandi aziende di idrocarburi del mondo – e non pare che abbia utilizzato la propria influenza per traghettare l’azienda verso un futuro a basse emissioni.

Piuttosto è vero il contrario: per via del continuo basso costo del petrolio nell’ultimo biennio, molte compagnie petrolifere hanno ridotto al minimo le loro ricerche di petrolio.

Ma non l’ENI: mentre nel periodo 2008 – 2015 le compagnie petrolifere europee hanno  scoperto in media riserve  pari allo 0,3 volte la propria produzione , l’ENI ne ha scoperte di pari allo 2.4!

Questa azienda di proprietà statale non solo sta espandendo con rapidità un modello di business che danneggia il clima, ma rischia anche di rovinare i suoi stessi investitori, in quanto il tempo di bruciare e vendere petrolio senza alcun ostacolo scadrà non appena l’Accordo sul clima di Parigi sarà completamente attuato.

I dati economici sono già piuttosto negativi: nel 2016 la compagnia ha chiuso con una perdita netta di 1,46 miliardi di euro, nel 2015 la perdita addirittura è stata di 8,77 miliardi di euro.

E il prezzo di una singola azione è caduto dai 20 euro nel 2014 ai soli 15 euro odierni – una perdita del 25% in appena 3 anni.

È difficile capire perché si investi ancora nella compagnia. E questo vale anche per lo Stato italiano: quando la bolla della CO2 esploderà, saranno i cittadini italiani con le loro tasse a dover compensare le perdite azionarie della compagnia di stato.

Fornire capitali all’ENI, perciò, è una scelta sbagliata non solo dal punto di vista finanziario, ma anche dal punto di vista morale: proprio qualche giorno fa, il 21 giugno 2017, si è avuta notizia di un accordo siglato con la Compagnia petrolifera nazionale iraniana su ricerche per verificare la fattibilità di aprire campi di gas e petrolio nel sud del paese.

ENI sarà il principale stakeholder in tre nuove aree di esplorazione in Messico.

Inoltre, all’inizio di aprile 2017, la compagnia ha firmato contratti di esplorazione con il governo di Cipro per l’estrazione di idrocarburi al largo della costa meridionale dell’isola.

Nel marzo del 2016 la compagnia ha aperto una nuova, enorme piattaforma petrolifera nel Mare di Barents al largo della Norvegia.

Nel settembre del 2015 si è aggiudicata l’offerta per l’esplorazione al largo delle coste del Messico.

Per questi motivi noi Verdi Europei facciamo parte del movimento per il disinvestimento che chiede a investitori e istituzioni di non investire più in compagnie petrolifere come l’ENI.

Con questo vogliamo inviare un forte segnale che la società non appoggia più un modello di business che rovina il nostro futuro.

Il movimento per il disinvestimento sta riscuotendo un grande successo: al momento più di 700 istituzioni di grandi dimensioni – del valore di circa 5,5 miliardi di dollari – hanno disinvestito dalle fonti fossili.

E il movimento è in crescita.

È il modo perfetto per fare una campagna concreta  contro i principali responsabili del catastrofico cambiamento climatico in atto.

Dunque, se intendiamo inviare il forte messaggio che il modello di business dell’ENI non è sostenibile – né moralmente né finanziariamente – controlla il tuo portafoglio finanziario per vedere se direttamente o indirettamente possiedi azioni di questa compagnia.

E, ancor più importante, individua un’istituzione che investe o potrebbe investire denaro in ENI e convincila a disinvestire.

Come fare?

Guarda il nostro video esplicativo sulla necessità di disinvestire e il nostro appello per capire come puoi unirti attivamente a noi.

Maggiori informazioni sono disponibili nella brochure “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, in cui ti diciamo di più in merito ai grandi inquinatori europei e a come disinvestire da loro.

Contiamo su di te!


Divestment Week – La settimana del disinvestimento dall’industria delle fonti fossili: il Partito verde europeo lancia un nuovo capitolo della campagna #DivestEurope

Liberarsi dai combustibili fossili è tra le priorità del Partito verde europeo. Ecco perché, in occasione della Settimana del Disinvestimento dall’industria delle fonti fossili che inizia oggi, il Partito verde europeo lancerà un nuovo capitolo della sua campagna #DivestEurope, che si concentrerà ogni mese su uno dei Grandi Inquinatori europei e spiegherà perché è necessario prelevare i capitali, ovvero disinvestire, da queste società.

Commentando l’inizio di questa nuova azione, i Co-Presidenti del Partito verde europeo, Reinhard Bütikofer e Monica Frassoni, hanno dichiarato:

“Il cambiamento climatico non è un pericolo futuro – sta accadendo: 16 dei 17 anni più caldi della storia sono stati registrati dopo il 2000 e il 2016 è stato l’anno più caldo registrato, segnando un nuovo record per il terzo anno consecutivo. Eppure, il cambiamento climatico è attualmente un elemento in ombra nell’agenda europea ed internazionale – il che è miope e disastroso. Molti dei conflitti mondiali hanno rapporti diretti con le conseguenze del cambiamento climatico e molti altri li avranno, se il cambiamento climatico non verrà arginato. Il futuro deve essere libero dal fossile, o non c’è futuro.

“Mettiamo alla berlina i grandi inquinatori europei – le grandi aziende europee di combustibili fossili, che emettendo una grande parte della CO2 sono responsabili della distruzione del nostro clima. Continuano a portare avanti il loro modello di business arcaico, ma mostreremo loro che non ha futuro e che il carbone, il petrolio e il gas devono restare sotto terra. Investire in aziende di combustibili fossili significa investire in una catastrofe causata dall’uomo. Questo è il motivo per cui facciamo appello a disinvestire dai grandi inquinatori europei e a liberarsi dall’industria devastante del combustibile fossile. Istituzioni che valgono circa  5,5 trilioni di dollari hanno già ceduto le proprie attività, aumentando la pressione sulle società di combustibili fossili.

Guarda il nostro video esplicativo per sapere dell’assoluta necessità del disinvestimento e il video “green” di call to action.


Circonomìa 2017, grande successo per la seconda edizione del festival dell’economia circolare e dell’energia dei territori

Si è chiusa con un successo di pubblico la seconda edizione di Circonomia, il festival dell’economia circolare e dell’energia dei territori, che ha visto la Fondazione Europa Ecologia tra i promotori.

Dal 25 al 28 maggio il festival “itinerante” coinvolgendo 4 località del Piemonte: Novara, Novello, Alba e Pollenzo, Bra.

Un’edizione contrassegnata dal successo di pubblico, che ha affollato tutti gli eventi, dalla lectio magistralis di Jacques Attali al Teatro Sociale di Alba, continuando per il seminario formativo rivolto ai giornalisti che si è svolto venerdì pomeriggio a Pollenzo. Gli appuntamenti del sabato a Novello sono stati tra i più apprezzati: l’incontro “Cittadinanza attiva ed economia circolare”, svoltosi alla Bottega del Vino, ha riscosso molti consensi mentre in piazza Vittorio Emanuele, per la proiezione del documentario “Indizi di Felicità” di Walter Veltroni, che ha dialogato con Benedetta Tobagi, si è registrato il tutto esaurito.  La domenica conclusiva a Bra, con gli eventi legati alla mobilità sostenibile, hanno visto una grande partecipazione di tutta la cittadinanza.

Roberto Della Seta e Francesco Ferrante guardano già alla prossima edizione: “Salutiamo con grande soddisfazione la seconda edizione di Circonomìa e guardiamo all’edizione del 2018 con parecchie idee già in cantiere. Grazie alla risposta del pubblico e l’attenzione di tutti coloro – imprese, istituzioni, università – che toccano con mano l’economia circolare possiamo dire che il Festival è stata un’occasione privilegiata di confronto. La location d’eccezione del Festival, che si immerge perfettamente nel territorio dinamico e autorigenerante delle Langhe, gli sponsor compagni di viaggio e tutti gli ospiti, hanno reso possibile la riuscita di Circonomìa. Una volta ancora, possiamo dire che non occorre essere dei visionari per trarre una lezione fondamentale per gli anni a venire: l’economia circolare è il nuovo modello di economia del futuro in cui cambia radicalmente l’approccio nei confronti del ciclo di vita del prodotto. Chi fa economia circolare contribuisce a una crescita sostenibile che porta enormi vantaggi: al consumatore, che vede aumentare la vita di un prodotto, può risparmiare denaro e reinvestirlo in esperienze che ne migliorano il benessere personale; all’azienda, che diventa socialmente responsabile del prodotto e rende più efficiente l’utilizzo delle materie prime, razionalizzando così la propria struttura di costi; al sistema Paese, che beneficia così di un modello produttivo più sostenibile migliorando l’impatto ambientale della produzione non a discapito della crescita”.